Gennaio, tempo di libri inaspettati

Tutto è iniziato con una libreria. E delle amiche. E dei libri quasi-dimenticati.

Alla fine del 2019 avevo comprato una libreria: i libri straboccavano dai ripiani di quelle che avevo già. Nel periodo natalizio, questo agile mobile bianco era stato momentaneamente occupato da un Presepe passeggero, su più piani. Finite le feste è arrivato il momento di riempirla con i legittimi proprietari.

E così, sul ripiano centrale ecco le graphic novel, di cui mi ero innamorata in passato, mettersi in bella mostra, con le loro copertine colorate. Un po’ più in alto hanno preso posizione i Topolini da collezione.  Ed infine, i libri ancora non letti, in ordine di altezza, in fila per due, con il resto di tre.

Da un po’ di anni compro pochissime opere, solo in occasioni speciali, come dopo essere andata ad una presentazione dal vivo dell’autore di un libro. Per il resto, la mia fame di parole viene saziata dalle biblioteche e dai prestiti di amici e conoscenti. Talvolta, però, qualche amico mi regala qualcosa e quest’ultima categoria ha spesso un sapore speciale. Il piacevole sapore della condivisione di idee e dell’amicizia.

Ed è proprio da questo gruppo che provengono le due belle novità di questo mese. Sono due storie  coinvolgenti, di quelle che creano una sorta di dipendenza dalla lettura. Costringono ad utilizzare ogni minuto libero per osservare le loro parole che si muovono come una danza, in una coreografia affascinante, ammaliante.

Il primo libro si intitola “Cuccette per signora“di Anita Nair. L’avevo adocchiato fra le mani di un’amica, che lo divorava su una spiaggia della Toscana. I miei occhi interessati devono averla convinta a regalarmene un’altra copia qualche settimana più tardi. Era rimasto sul comodino per un po’ di mesi, poi, complice il riordino della libreria, mi sono decisa ad entrare in questa carrozza di un treno Indiano. L’insieme di racconti, sullo stile del “Decamerone” o dei “Racconti di Canterbury”, narra le vicende di un gruppo di donne in viaggio. Gli intrecci, le vicende e i personaggi sembrano cercare di rispondere al grande interrogativo sulla felicità della donna. Di che cosa c’è bisogno? Di un compagno, di figli, dell’indipendenza, di una casa propria? Una cosa è sicura fin dall’inizio: il potere del viaggio e della condivisione di pensieri.

Il secondo libro è “Patria” di Fernand Aramburu e mi è stato regalato da una amica, scelto con un metodo speciale, che ha sicuramente funzionato: ha chiesto alla sua libreria di fiducia, nella quale avevo già comprato altri libri, di consigliarle cosa mi sarebbe potuto piacere in base ai miei gusti precedentemente espressi. E si sa, la mente umana è più efficace di qualsiasi algoritmo. Il libro è ambientato nei Paesi Baschi, negli anni della lotta armata dell’ETA, da metà ‘900 ai giorni nostri.  Le protagoniste sono due famiglie che interrompono i loro legami di forte amicizia a causa della politica e dell’uccisione di uno degli uomini. In questa cornice si intrecciano le vicende di 9 persone, quattro adulti e i loro cinque figli. I temi trattati sono tantissimi: il nazionalismo, la disabilità, la clandestinità, la detenzione, la lotta armata, il lutto,  l’amore in tutte le sue sfaccettature e molti altri. Ma ciò che più affascina è il continuo cambiamento di prospettiva e gli sbalzi temporali che, anziché confondere il lettore, lo aiutano a comprendere una realtà complessa. Il messaggio fondamentale del libro è la condanna alla violenza indiscriminata, anche se usata per raggiungere un obiettivo condivisibile.

Fra questi due romanzi si è poi insinuata una graphic novel prestata dalla solita biblioteca: “E noi dove eravamo?” di Silvia Ziche. Attraverso i fumetti vengono descritte le lotte femminili nel corso della storia. Il perfetto intermezzo per le letture descritte sopra, dove le donne sono le protagoniste indiscutibili delle storie.

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