30° Salone del libro di Torino: “Oltre il confine”, in tutti i sensi.

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Il Salone del libro giunge quest’anno alla 30° edizione. “Oltre il confine” è il titolo scelto: uno slogan attuale e significativo, per diversi motivi.

-“Oltre il confine” territoriale:

Del conflitto con la fiera di Milano “Tempo di libri”se ne è parlato fin troppo. Sicuramente è palese il fatto che la concorrenza abbia giovato al Salone torinese. A parte questa competizione fra vicini di casa, però, è importante rimarcare l’attenzione all’internazionalità (interessantissimi gli incontri ad ampio respiro, come quello di Calabresi e Guetta, “Europa, intima Convinzione”) e l’apertura ai “piccoli“, siano essi editori o autori. Certo non si può non ammettere che l’assenza dei “grandi”  non sia stata una perdita, che speriamo si possa arginare, ma è stato bello vedere come anche altri operatori siano attivi. Bell’esempio è stato quello del consorzio dei 26 librai torinesi, Colti (Consorzio delle librerie torinesi indipendenti): un terreno neutrale per accogliere le opere delle case editrici non presenti. Il bilancio per loro è stato più che positivo in termini di vendite e affluenza.

-“Oltre il confine” delle parole,le immagini:

Il biglietto da visita del Salone è opera di Gipi (autore, fra gli altri, di “UnaStoria“). L’immagine è affascinante e chiara, i libri sono un ponte: la cultura supera le barriere dettate dall’indifferenza. Il muro con filo spinato è quanto mai attuale, in un epoca dove si pensa che la chiusura sia una scelta vincente rispetto all’apertura, anche mentale.

Altre immagini hanno evidenziato e fatto da cornice al Salone. Eccone alcune.

-“Oltre il confine” delle parole, la musica.

Non solo libri, ma anche musica : lo stand della “fiera della musica” e la collaborazione con Narrazioni Jazz. Numerose anche le performance musicali nel Salone off.

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-“Oltre il confine” della partecipazione

Il pubblico è stato numerosissimo: 165.000 biglietti contro i 126.000 dell’anno scorso. Perchè questa affluenza straordinaria? Le motivazioni sono infinite:

  • I giovani hanno partecipato in massa, sia con la scuola che con la famiglia o, i più grandi, da soli. Curiosissimi, hanno affollato le stanze del padiglione 5, dedicato a loro, si sono fatti incantare dai colori e dalla magia delle parole. Hanno stretto la mano agli scrittori, mai così vicini e, forse, si sono fatti attirare irrimediabilmente dalla spirale della passione per la lettura.
  • Oltre ai frequentatori affezionati, quelli che non si perdono un’ edizione dal 1988, anche un folto numero di persone che ha captato l’importanza dell’evento da non perdere e si è affacciato con curiosità su questo mondo.
  • La spiegazione del raggiante direttore Nicola Lagioia è: “Il nostro è stato un programma di contenuti veri, senza cedimenti alla furbizia. Il pubblico l’ha capito, smentendo il luogo comune secondo il quale se alzi il livello la platea si restringe.” Ottimo messaggio: la cultura di massa non deve essere cultura banale, ma interessante.
  • Anche i torinesi sono accorsi in gran numero, fiutando il pericolo che la manifestazione potesse non avere più luogo nel capoluogo piemontese. Torino è una città riservata e umile, ma ogni tanto sa come rimarcare il proprio interesse per qualcosa, siano esse le Olimpiadi del 2006 oppure il Salone del libro, che, oltre ad un evento culturale, è anche una grande festa, un motivo di orgoglio. Fa un po’ ridere la rivalità con Milano e sicuramente dietro ci sono interessi, economici e non, inimmaginabili per il visitatore medio. Detto questo, Torino ci tiene.
  • Il sostegno della Regione e del Comune è stato notevole, anche attraverso i buoni acquisto per i più giovani. Le due forze politiche (PD per la Regione Piemonte, 5 Stelle per la città di Torino) hanno collaborato fruttuosamente, dividendosi i meriti, che vanno attribuiti anche alla precedente amministrazione di Fassino.
  • E la rana sulle stelle? Ci è andata per tutti i motivi sopraccitati, più altri: è in una fascia di età a metà fra le letture adulte e quelle per ragazzi. La lettura per lei non ha confini e se una cosa è bella e piacevole, passerà fra le sue mani e sarà recensita. Sicuramente non si scorda quando muoveva i primi passi nella lettura attraverso i fumetti e neanche quando gattonava fra gli stand delle prime edizioni del Salone del libro. Si può dire che siano cresciuti insieme, avendo la stessa data di nascita! Inoltre la grande passione per i libri è spesso coltivata in solitaria, fra le pagine dei romanzi, ma il piacere di condividerla con tanti altri interessati è immenso, di gran lunga superiore alla fatica delle code, all’affollamento degli stand e ai percorsi interminabili. Quest’anno nella sua visita hanno avuto molto spazio gli incontri: l’impressione è che questi ultimi fossero più concentrati sui temi più che sulle singole personalità. Last, but not least, La Rana ha una chiara origine piemontese ed è quindi irrazionalmente affezionata alla manifestazione in terra natia :).
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Vignetta di Silvia Ziche apparsa sull’Edizione speciale di Topolino n° 3208

In conclusione, come ribadisce il titolo dell’edizione speciale di Topolino, che ha festeggiato i 10 anni di collaborazione con il Salone del Libro “Non vi libererete mai dei libri…e dei fumetti“. (citazione presa da una simile di Umberto Eco: “non sperate di liberarvi dei libri”) e nemmeno, aggiungerei, del Salone del libro!

Note: 

  • Si ringrazia la possibilità data, da quest’anno anche ai blogger, di entrare senza pagare e soprattutto senza coda.
  • Naturalmente, il Salone non è perfetto ed è necessario, se non essenziale, apporre alcune modifiche. La prima fra tutte è la gestione della partecipazione agli eventi. Le code “all’italiana” sono davvero fastidiose e ingestibili (chi paga il biglietto per un giorno, ad esempio, non può spendere più di un’ora in fila). Anche gli accessi per disabili sono un po’ scomodi, occorrerebbe prevedere magari un parcheggio interno per chi ne ha bisogno. Infine, sarebbe bello che l’orario di apertura fosse prolungato di qualche ora, com’era in passato.
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