“Dal futurismo al ritorno all’ordine”, Museo Accorsi-Ometto

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Tema, artisti e contesto storico:

La mostra espone più di 70 opere dipinte nei primi anni del ‘900, in particolare nel decennio 1910/1920 ed è divisa in 5 parti:

  • I futuristi storici (Marinetti, Boccioni, Balla, Carrà, Severini, Russolo, Depero)
  • I primitivisti (Carrà, Soffici, Garbari)
  • I secessionisti (Casorati, Moggioli, Trentini, Rossi, Ferrazzi, Chini, Lionne, Oppo)
  • I metafisici (De Chirico, Carrà, Morandi, de Pisis)
  • Il ritorno all’ordine (Casorati, Soffici, Funi, Guidi)

Il percorso può essere interpretato come la continuazione della mostra dell’anno scorso sempre al museo Accorsi, “Divisionismo tra Torino e Milano“, che intendeva esplorare la pittura del secolo scorso.

Scheda tecnica:

L’esposizione è curata da Nicoletta Colombo e si trova al Museo Accorsi dal 2 Marzo all’8 Giugno 2017.

Descrizione e opere:

L’inizio del periodo preso in considerazione dalla mostra inizia con la pubblicazione del “Manifesto dei Pittori Futuristi”, nel 1910. Il documento e il movimento del Futurismo è stato fortemente criticato nella seconda metà del ‘900,perché accostato all’ideologia fascista. Esso era l’espressione di un’avanguardia radicale composta da giovani artisti che volevano ribellarsi contro l’arte tradizionale, come avviene spesso per le correnti artistiche. Il movimento, il colore e il patriottismo sono gli elementi centrali di questo tipo di pittura.

L’opera a mio parere più emozionante è quella del pittore e compositore Luigi Russolo, “I capelli di Tina”: la chioma fiammeggiante della ragazza è la protagonista del dipinto, con i colori caldi e l’idea di movimento dato dalle onde .

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Russolo, “I capelli di Tina”

L’opera intitolata “Antigrazioso” appartiene ad un altro famoso esponente del futurismo, Umberto Boccioni e raffigura Margherita Sarfatti. Il termine “antigrazioso” non è riferito alla donna, che invece sembra fosse molto carina, ma alla volontà di non raffigurare la figura femminile con la delicatezza, grazia e dolcezza tipiche del passato. La donna futurista, invece, è moderna, forte, energica e impegnata.

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Boccioni, “L’antigrazioso”

Gerardo Dottori, di cui si può osservare la sua opera carica di energia e forza “Gialli violetti”, percorre diverse strade all’interno del movimento. Nato come “futurista rurale”, negli anni ’20  diviene l’inventore dell'”aeropittura”  e della “arte sacra futurista”.

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Dottori, “Gialli violetti”

La ricerca di nuove forme e simboli è presente già nel futurismo, ad esempio nell’opera di Prampolini , “La danzatrice”. La seconda parte della mostra, indaga ancora più a fondo questa continua ricerca di  modi originali per rappresentare la realtà.

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Prampolini, “Danzatrice”

Infine, con l’inizio della prima guerra mondiale si assiste ad un nuovo cambiamento: si ritorna all’ordine, cioè all’ideale pittorico antico, ma con una reinterpretazione moderna.

Alcune opere della mostra sono veramente potenti e artisticamente apprezzabili ma è certamente difficile non tenere in conto il messaggio guerrafondaio e fascista che c’è dietro questi dipinti, a partire dal “Paesaggio guerresco” di Depero, proposto anche nella locandina.

Consigliato a chi…

ama i colori accesi e definiti, le tinte calde e le forme in movimento. La prima parte dell’esposizione è di facile comprensione e la bellezza delle opere travolge anche il visitatore meno esperto, mentre la seconda parte è più concettuale.

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