“Io sono il messaggero”-Markus Zusak

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“-Perché io?- Chiedo a Dio. 
Lui non mi risponde. 
Rido, e le stelle mi osservano. 
È bello essere vivo.”

“Io sono il messaggero” racconta del percorso di crescita di un ragazzo che per poter vivere davvero deve attraversare i luoghi e le persone più oscuri della sua piccola città.

Ed ha 19 anni, fa il taxista quasi per caso, ha degli amici con cui passa il tempo ma che non conosce realmente e una famiglia che non lo stima. A completare il quadro una grande passione per i libri e per una ragazza che lo vede solo come un amico. A questo proposito il protagonista afferma che:

Si può uccidere un uomo con una frase come questa.
Non servono pistole.
Nè proiettili.
Soltanto le parole di una ragazza”.

 

La quotidianità del protagonista cambia quando comincia a ricevere strani messaggi che lo invitano a compiere azioni “eroiche”, in un primo momento riguardanti degli estranei ma poi sempre più vicini alla sua sfera personale.

Anche se il libro usa, a tratti, un linguaggio adolescenziale e il finale non è particolarmente soddisfacente, ci sono alcuni spunti interessanti.

Ad esempio nell’interazione con le diverse persone che compaiono nel racconto il protagonista conosce meglio gli altri ma soprattutto se stesso e la propria bellezza. Sono importanti le sue riflessioni basate su un osservazione sempre più profonda, come quando dice:

“A volte le persone sono belle.
Non per come sembrano.
Non per come parlano.
Proprio per quello che sono.”

Nell’ambito dei rapporti familiari Ed dopo molti anni capisce il significato di alcuni comportamenti dei suoi cari. Alla fine del capitolo che tratta questo tema dice alla madre

E’ la persona, non il posto. Se te ne fossi andata da qui, saresti stata la stessa in qualunque casa. Se mai dovessi andarmene farò in modo di diventare una persona migliore qui, prima.”.

E’ un piccolo passo nella consapevolezza che per cambiare, o migliorare, non occorre scappare lontano ma agire su se stessi.

Infine l’interesse di questo libro può essere riassunto da una frase:

“È impeccabile il modo in cui la verità può essere brutale, a volte. Non si può che ammirarla.
Di solito ce ne andiamo in giro tentando di convincere noi stessi: «Sto bene»,diciamo. «È tutto ok.» Ma a volte la verità ti piomba addosso, e non puoi liberartene.”

In realtà non è una verità sconcertante, quella di cui si parla, ma del semplice fatto che non si stia vivendo a pieno e sia necessario dare una svolta alla propria esistenza per poter affermare “tutto ok” e non mentire.

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